Una lezione coinvolgente e ricca di spunti di riflessione sull’attualità ha accolto i partecipanti alla visita all’Accademia della Crusca. Chi si aspettava di trovare Accademici blasonati e chiusi nella torre d’avorio dei loro alti studi è stato smentito dal prof. Domenico De Martino, che ha chiarito l’origine, il ruolo dell’Accademia della Crusca e come sia importante tutelare e custodire il patrimonio di una lingua. Patrimonio che è anche storico e culturale e, nel caso degli italiani, identitario.
La Crusca ha avuto come sua originaria funzione, creare un modello linguistico, normato e comune a tutti i parlanti, in un paese senza ancora un’unità politica. L’opera di Dante Alighieri è stata un riferimento fondamentale per i primi Accademici, ai quali si deve la stesura del primo vocabolario al mondo pubblicato nel 1612, in controtendenza rispetto alle teorie del Bembo, che proponevano come modelli di riferimento Petrarca e Boccaccio. Importante poi il tema delle dominanze linguistiche, che sono sempre esistite e sono conseguenza di fattori politici ed economici, quindi non è da considerare impropria l’acquisizione nel vocabolario di termini che designano in modo puntuale qualcosa che non è definito in una lingua, mentre può essere negativo e inutile sostituire termini che già definiscono perfettamente qualcosa con parole di altre lingue. La lingua è “un individuo con caratteristiche proprie e specifiche e che si trasformano nel tempo”.
La visita è continuata nella splendida sala delle Pale, che conserva i motti, prevalentemente tratti da opere dantesche, con il nome accademico dei membri della Crusca fino alla metà del settecento, indicanti metaforicamente la funzione che ciascuno degli studiosi intendeva svolgere. Da citare quella dell’Inferigno, l’unico dei membri fondatori, i de’ Rossi, ad avere visto la pubblicazione del primo vocabolario. L’inferigno era il nome di un piccolo pane di farro che solitamente apriva il pasto e il motto di questo studioso, che vuole sottolineare con modestia il suo ruolo di fondatore, è infatti “per cominciare”.
Molto interessanti anche le sale che conservano la prima edizione del vocabolario e le edizioni successive con preziosi documenti dell’Archivio dell’Accademia. L’ultimo luogo visitato è la grande Biblioteca, accessibile solo agli studiosi, dove sono conservate tutte le opere consultate per la creazione del primo vocabolario. La cornice della Villa medicea di Castello rende questo luogo un vero e proprio “tempio della cultura”.
La prevista visita dei luoghi danteschi a Firenze è stata rinviata a causa delle manifestazioni in corso nel pomeriggio, ma i contenuti preparati per l’itinerario saranno prossimamente proposti in una lezione presso la Biblioteca Comunale per tutti i partecipanti e per coloro che desidereranno intervenire.
Fuori programma è stata proposta la visita guidata della splendida villa medicea “La Petraia”, poco distante dalla villa di Castello, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.