L’unicità della Divina Commedia emerge dal genere letterario medievale in cui si inserisce: quello delle visiones animarum.
Infatti, Dante non è stato il primo a compiere un viaggio -da vivo- nell’aldilà. Anzi.
La caratteristica principale delle visiones animarum, è proprio il viaggio nell’altromondo compiuto da un protagonista vivente.
Tra le più famose visiones, troviamo la Visio Tnugdali, scritto nel 1149 dal monaco irlandese Marcus. Il monaco condivide il racconto di Tnugdalo, un fiero cavaliere rimasto incosciente per tre giorni, durante i quali affronta un viaggio ultraterreno alla scoperta delle bassezze dell’Inferno e la meraviglia del Paradiso, sotto la guida di un angelo. Il cavaliere arriva persino a sperimentare alcuni dei tormenti dei dannati.
Alla fine del suo viaggio, l’angelo incarica Tnugdalo di riferire sulla terra del suo viaggio, promettendo la sua vita alla fede.
Tra tutte le visiones pubblicate nel Medioevo, qual è, allora la caratteristica che ha reso la Commedia un capolavoro di questo genere letterario e il più studiato oggi?
Per spiegarlo, è utile riprendere le parole dello scrittore, drammaturgo e poeta italiano Roberto Mercadini. Mercadini rileva la grandezza di Dante nell’aver creato un’opera che andasse oltre le rigide costruzioni sociali e politiche del suo tempo. Dante scende negli Inferi e risale fino al Paradiso, parlando con le anime dei dannati che incontra. Ed è proprio nel dialogo la vera rivoluzione della Commedia: nelle altre visiones medievali, i diversi protagonisti del viaggio non parlano mai direttamente alle anime.
Al contrario, Dante restituisce dignità ai dannati grazie alla parola. Ognuno di loro ha una voce, con la quale non si mostra come semplice dannato o beato, ma come un essere umano, al pari di quelli ancora in vita.
Attraverso i dialoghi, riceviamo uno sguardo empatico delle loro sofferenze, senza distinzione sociale o di genere. Basti pensare che la prima anima che entra in dialogo con Dante è Francesca da Rimini, nel Canto V dell’Inferno.
Qui, nel girone dei lussuriosi, è Dante che chiede a Virgilio di poter parlare con quelle due anime che, al contrario delle altre, vorticano unite e leggiadre nell’aria. Sono Francesca da Rimini, sposa di Gianciotto Malatesta, e Paolo, suo cognato. Mentre Paolo rimane in silenzio e piange, Francesca trova il coraggio di raccontare a Dante la loro storia d’amore.
Ilenia Costa